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Il danno da perdita di chance:
cos’è e come si prova

Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2017

Approfondimenti, Approfondimenti: Risarcimento danni – Responsabilità civile, In evidenza

di Gino Domenico Arnone

Il risarcimento del danno da cd “perdita di chance” rappresenta un tema che oggi suscita molto interesse e che sempre più spesso è presente negli atti giudiziari. La giurisprudenza, nel tempo, ha difatti dotato di forma questa voce di danno inserendola piuttosto agilmente nel sistema della responsabilità civile.

Si tratta di un processo che si inserisce nel più generale fenomeno di spostamento in avanti dei confini del danno risarcibile, e che si è spinto fino al punto da riconoscere la risarcibilità a situazioni giuridiche non ancora esistenti ma solo attese.

Non è – la perdita di chance – tuttavia una semplice aspettativa di fatto, né un puro desiderio, bensì un’entità patrimoniale autonoma giuridicamente ed economicamente valutabile in ragione della perdita della possibilità di raggiungere il risultato utile sperato e concretamente raggiungibile.

Se si passasse quindi sui vetrini di un microscopio la perdita di chance ci si accorgerebbe di come essa non costituisca un esempio di sottrazione al patrimonio del danneggiato di una utilità già consolidata. Neppure su quegli stessi vetrini scorgeremmo un’ipotesi di un’utilità certa anche se solo nel breve o medio termine.

Vedremmo invece che chi vede sfumare una chance perde non un incremento patrimoniale ma la speranza di quell’incremento: non è una deminutio patrimonii ma è una deminutio spei; non è un perdita di patrimonio ma è la perdita della speranza di poterlo conseguire.

Volgendo lo sguardo quindi all’esegesi delle prassi giurisprudenziali occorre evidenziare come proprio recentemente la Terza Sezione (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 6488/17; depositata il 14 marzo) abbia riassunto la giurisprudenza di legittimità per quel che concerne il danno da perdita di chance.

La Suprema Corte ha sancito come l’oggetto della perdita di chance è la concreta ed effettiva perdita di un’occasione favorevole di conseguire un determinato bene o vantaggio, in quanto tale costituente un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione.

Si pensi all’impossibilità di partecipare ad un concorso perché il giorno dell’esame si rimane vittima di un incidente stradale ovvero perché al candidato non viene consegnata la lettera di convocazione, ovvero ancora al fatto che lesioni subite nel medesimo incidente non consentano più di praticare un determinato lavoro con i relativi avanzamenti di carriera.

Quanto ai criteri probatori, precisa la Cassazione, è onere del creditore danneggiato, che voglia richiedere il risarcimento di tali danni, dare la dimostrazione della realizzazione in concreto delle chance di ottenere il risultato auspicato e invece reso impossibile da una data condotta illecita.

La prova, essendo l’avveramento del fatto sperato mai avvenuto, può evidentemente essere fornita facendo ricorso alle presunzioni ed al criterio probabilistico, in particolare dimostrando, anche presuntivamente appunto, che il danno alla salute ha precluso l’accesso a situazioni di studio o di lavoro tali che, se realizzate, avrebbero fornito anche soltanto la possibilità di maggiori guadagni.

Ciò che bene precisare è che in caso di richiesta di risarcimento per la chance sfumata a causa dei postumi permanenti (ad es.) di un incidente stradale, il danno connesso ad esempio alla attività lavorativa futura, si configura come vero e proprio danno patrimoniale ed è quindi e differente ed aggiuntivo rispetto al danno alla salute, che ha natura di danno non patrimoniale e che come tale non può assorbire una posta di danno ontologicamente differente.