Approfondimenti

Depenalizzazione degli obblighi antiriciclaggio:
la proposta al vaglio del Parlamento

Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2015

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Come cambia l’apparato sanzionatorio della normativa antiriciclaggio di cui al D.Lgs. n. 231 del 2007

Di Francesco Meloni

Con due schemi di Decreto legislativo del 13 novembre 2015, il Consiglio dei Ministri ha sottoposto al vaglio delle Camere una proposta di depenalizzazione di taluni reati. Ratio della riforma, in attuazione della Legge delega n. 67 del 2014, è la trasformazione di talune fattispecie incriminatrici ritenute “di lieve entità” in mere ipotesi di illecito amministrativo, con un chiaro intento deflativo per l’intero sistema processuale penale. A mente dell’articolo 1 dell’attuale schema di Decreto legislativo, rubricato “Depenalizzazione dei reati puniti con la sola pena pecuniaria ed esclusioni” non costituirebbero più reato e sarebbero passibili di mera sanzione amministrativa tutte le violazioni ad oggi assoggettate alla sola pena della multa o dell’ammenda.

Con riferimento a tali ipotesi di reato, è convinzione del Governo che la sanzione amministrativa – più rapida, seppur meno afflittiva – possa esplicare una più ampia efficacia dissuasiva e preventiva che non “la minaccia di un processo penale lungo e costoso che, per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale, rischia di causare la mancata sanzione”. In tale contesto, l’apparato sanzionatorio recato dalla normativa antiriciclaggio è destinato a subire un’ampia opera di depenalizzazione. Diverranno prive di rilievo penale, infatti, molte tra le violazioni agli adempimenti antiriciclaggio oggi imposti dal D. Lgs. n. 231 del 2007, quali, fra le altre, l’omessa identificazione della clientela, l’omessa, tardiva o incompleta registrazione dei dati, nonché l’omessa conservazione dei documenti (art. 55, D.Lgs. n. 231 del 2007).

Le nuove ipotesi di illecito amministrativo prevedono sanzioni pecuniarie che oscillano tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 30.000 euro.