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Per il crollo al liceo Darwin, la famiglia di Vito fa causa alla Provincia di Torino.

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08 Settembre 2012

Il caso e il risarcimento per il danno seguiti dal nostro Studio (avv. Renato Ambrosio)

Prof. Avv. Pier Giuseppe Monateri

Prof. Avv. Pier Giuseppe Monateri

Professionisti, Risarcimento danni – Responsabilità civile0 comments

P.G.Monateri è professore ordinario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino dove insegna Diritto Civile, e visiting professor alla Sorbona, Paris I, dove insegna Advanced Comparative Law. E’ membro della International Academy of Comparative Law di New York, della Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, e della Société de Législation Comparé di Parigi, ed è ‘Profesor Honorario’ all’Università de San marcos a Lima in Perù.

Dirige il ‘Cardozo Electronc Law Bulletin’, la ‘Comparative Law Review’, ‘Danno e Responsabilità’, e la rivista Polemos edita a Berlino e New York.

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Patto di famiglia

Approfondimenti: Famiglia – Separazioni – Eredità0 comments

Con la legge n. 55 del 14 febbraio 2006 recante “Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia” il legislatore introduce, nel libro II, titolo IV, il nuovo Capo V-bis (artt. 768 bis – 768 octies) prevedendo contestualmente un nuovo conio per l’art. 458 c.c. (divieto dei patti successori) nel qual è inserita una deroga relativa ai nuovi nati “patti di famiglia”.

458 c.c. , vecchio TESTO

458 c.c. , NUOVO TESTO

Art. 458 Divieto di patti successori

E’ nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione.

 

E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi

Art. 458 Divieto di patti successori

Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione.

E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi

 

 

Il “patto di famiglia”, è il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti, (art. 768 bis c.c.).

La collocazione sistematica del nuovo istituto e il diretto collegamento con l’art. 458 c.c., consentono di qualificare le stipule in questione come patti successori di tipo dispositivo: con il contratto ex artt. 768 bis e segg. , infatti, il disponente pone in essere una attività negoziale avente ad oggetto beni appartenenti alla propria successione.

Non è un negozio testamentario e quindi non è mortis causa: è, di fatto, una convenzione inter vivos traslativa ad efficacia reale, la cui peculiarità è quella di andare ad incidere sulla successione del disponente.

La ratio legis che ha ispirato l’introduzione delle nuove norme è quella di consentire agli imprenditori di garantire una successione certa nell’interesse dell’azienda, attraverso la liceità di accordi diretti a regolamentare la successione dell’imprenditore o di chi è titolare di partecipazioni societarie.

La stipula del contratto prevede una forma solenne: per atto pubblico a pena di nullità (768 ter c.c.)

L’art. 768 quater c.c. prevede che al contratto debbano partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore: la dottrina ritiene il “patto di famiglia” un contratto plurilaterale in cui la partecipazione di ogni avente diritto è essenziale. L’omessa partecipazione determinerebbe non inefficacia ma nullità ab origine.

Il legittimario pretermesso, in ogni caso, potrà impugnare il patto facendone accertare l’inefficacia e/o nullità; è discutibile la possibilità di una ratifica ex post che, comunque, dovrebbe rivestire la forma solenne.

Il patto di famiglia costituisce il terreno di scambio di diverse prestazioni, volte a ripristinare gli equilibri economici e giuridici scossi dal disponente: gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie, infatti, devono liquidare gli altri partecipanti al contratto con il pagamento di una somma, (o trasferendo beni in natura), corrispondente al valore delle quote ereditarie riservate ai legittimari.

I beni assegnati, con lo stesso contratto, agli altri partecipanti non assegnatari dell’azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti, (768 quater, II); l’assegnazione può essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purché vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti.

La terminologia del legislatore non è delle più inequivoche.

Dalla lettera della disposizioni normative sembrerebbe potersi distinguere tra assegnatari-contraenti e non assegnatari-partecipanti.

Assegnatari

CONTRAENTI

Non assegnatari

PARTECIPANTI

Viene loro assegnata dal dante causa, (imprenditore o titolare di partecipazioni societarie), l’azienda o la quota.

Devono liquidare gli altri partecipanti al contratto con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti.

Viene loro versata una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti, oppure viene a loro assegnata una quantità di beni equivalenti alla somma spettante.

Il legislatore definisce gli assegnatari dell’azienda o delle quote come “beneficiari”, (768-sexies), cosicché sembra potersi affermare con certezza che si tratti di un negozio gratuito con cui si anticipano in vita disposizioni di tipo testamentario. L’eventuale onerosità del patto di famiglia potrebbe ritenersi inficiante la stipula poiché si finisce col mercanteggiare la propria eredità piegando le norme a fini da non ritenere meritevoli di tutela.

L’art. 768 quinquies c.c. prevede la possibilità di impugnare il contratto per vizi del consenso ai sensi degli artt. 1427 c.c. : trattandosi, comunque, di contratti, la norma era operativa anche senza bisogno del richiamo. La sua funzione è da rinvenire, dunque, nella abbreviazione dei termini di impugnativa, ridotti ad un anno.

L’articolo 768 sexies c.c. (Rapporti con i terzi) prevede che all’apertura della successione dell’imprenditore, il coniuge e gli altri legittimari che non abbiano partecipato al contratto possono chiedere ai beneficiari del contratto stesso il pagamento della somma prevista dal secondo comma dell’articolo 768-quater, aumentata degli interessi legali. L’inosservanza delle disposizioni del primo comma costituisce motivo di impugnazione ai sensi dell’articolo 768-quinquies c.c.

Atteso che la partecipazione dei legittimari è requisito di validità del patto di famiglia o comunque di efficacia, la disposizione deve intendersi riferita agli eventuali aventi diritto sopravvenuti alla stipula del patto di famiglia, (es. l’imprenditore si è sposato dopo il contratto).

Le cause di scioglimento del contratto sono tassativamente indicate ex lege, (768-septies c.c.):

1) con contratto successivo con cui le parti manifestino la loro chiara intenzione di disvolere il volere. E’ sufficiente un contratto risolutorio. Secondo alcuni autori, un patto di famiglia cronologicamente sopravvenuto (tra le medesime parti) è implicito scioglimento del primo.

2) con recesso quando previsto nel contratto.

I partecipanti possono rinunciare in tutto o in parte ai diritti nascenti dal patto di famiglia, ai sensi dell’art. 768 quater c.c.

La legge prevede anche la possibilità di accordi esterni al patto di famiglia purché ad esso collegati. La dottrina è sostanzialmente concorde nel ritenere che la forma deve essere quella solenne e devono partecipare le medesime parti del patto a monte.

Ai sensi dell’articolo 768-octies c.c., “le controversie derivanti dalle disposizioni di cui al presente capo sono devolute preliminarmente a uno degli organismi di conciliazione previsti dall’articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5″, (cd. organi di conciliazione stragiudiziale).

LEGGE 14 febbraio 2006, n.55
Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia.
(GU n. 50 del 1-3-2006)
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1.

1. Al primo periodo dell’articolo 458 del codice civile sono premesse le seguenti parole: «Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti,».

Art. 2.

1. Al libro II, titolo IV, del codice civile, dopo l’articolo 768 e’ aggiunto il seguente capo:

«Capo V-bis.

del patto di famiglia

Articolo 768-bis (Nozione). – E’ patto di famiglia il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o piu’ discendenti.

Articolo 768-ter (Forma). – A pena di nullita’ il contratto deve essere concluso per atto pubblico.

Articolo 768-quater (Partecipazione). – Al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore.
Gli assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al contratto, ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti; i contraenti possono convenire che la liquidazione, in tutto o in parte, avvenga in natura.
I beni assegnati con lo stesso contratto agli altri partecipanti non assegnatari dell’azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti;
l’assegnazione puo’ essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purche’ vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti.
Quanto ricevuto dai contraenti non e’ soggetto a collazione o a riduzione.

Articolo 768-quinquies (Vizi del consenso). – Il patto puo’ essere impugnato dai partecipanti ai sensi degli articoli 1427 e seguenti.
L’azione si prescrive nel termine di un anno.

Articolo 768-sexies (Rapporti con i terzi). – All’apertura della successione dell’imprenditore, il coniuge e gli altri legittimari che non abbiano partecipato al contratto possono chiedere ai beneficiari del contratto stesso il pagamento della somma prevista dal secondo comma dell’articolo 768-quater, aumentata degli interessi legali.
L’inosservanza delle disposizioni del primo comma costituisce motivo di impugnazione ai sensi dell’articolo 768-quinquies.

Articolo 768-septies (Scioglimento). – Il contratto puo’ essere sciolto o modificato dalle medesime persone che hanno concluso il patto di famiglia nei modi seguenti:
1) mediante diverso contratto, con le medesime caratteristiche e i medesimi presupposti di cui al presente capo;
2) mediante recesso, se espressamente previsto nel contratto stesso e, necessariamente, attraverso dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio.

Articolo 768-octies (Controversie). – Le controversie derivanti dalle disposizioni di cui al presente capo sono devolute preliminarmente a uno degli organismi di conciliazione previsti dall’articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5».

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 14 febbraio 2006

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Prof. Avv. Roberto Calvo

Prof. Avv. Roberto Calvo

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Roberto Calvo si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino con lode e menzione.
Nel 1991 vince il 5° premio triennale “Andrea Arena” bandito dall’Università degli Studi di Palermo. In séguito consegue il titolo di avvocato e di Dottore di ricerca in Diritto civile.
Nel 1998 vince il concorso di ricercatore in Diritto privato bandito dall’Università degli Studi di Torino.
Ha insegnato Nozioni Giuridiche Fondamentali (IUS-01) presso il Politecnico di Torino (1998-2001).
Dal novembre 2001 al 29 febbraio 2012 è stato professore associato (confermato) di Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino. Dal 1° marzo 2012 è professore ordinario di Diritto Privato presso della Valle d’Aosta, ove è altresì titolare della Chaire Senghor de la Francophonie (IUS-01). Ha ricoperto le cariche di vicedirettore del Dipartimento di Scienze economiche e politiche e di senatore accademico. È membro della Prima Sezione del Collegio di Disciplina della medesima Università, nonché della Commissione didattica del Consiglio didattico del Corso di studi in Scienze politiche e delle relazioni internazionali.

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Prof. Avv. Alberto Oddenino

Prof. Avv. Alberto Oddenino

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Associate Professor of International Law and of EU Law, Faculty of Law, University of Torino.

Member of Ph.D Board (Dottorato in Diritti e Istituzioni), Department of Law, University of Torino.

Member of the Scientific Committee of the Master of Laws in International Crime and Justice (UNICRI and University of Turin).

Member of the Scientific Committee and Secretary of the World Political Forum (WPF).

Secretary of the Italian Society for International Organization (SIOI – sez. Piemonte e Valle d’Aosta).

Member of the Italian Society of International Law (SIDI).

Member of the Association of European and Comparative Public Law

Member of Consulta Regionale europea.

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Imprenditore alessandrino morì a seguito di trasfusione all’HIV. Condannati il Policlinico di Pavia e il Ministero.

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Il caso e il risarcimento per il danno seguiti dal nostro Studio (avv. Renato Ambrosio e avv. Stefano Bertone).

Alessandra Scarpanti, da 24 anni in coma vegetativo per via di una vaccinazione sbagliata.

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Alessandra Scarpanti, la donna ventinovenne che da 24 anni è in coma vegetativo per via di una vaccinazione sbagliata.

Il caso e il risarcimento per il danno seguiti dal nostro Studio (avv. Renato Ambrosio e avv. Stefano Bertone).

Scuola di Formazione Giuridica ed Economica

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La Scuola di Formazione Giuridica ed Economica SAN CARLO

in collaborazione con
Ambrosio & Commodo Studio Legale Associato
Camera di Commercio Italo Russa

e con la partecipazione di
unicredit
Api torino

hanno organizzato il convegno

RUSSIA 2011 le opportunità di business per le imprese italiane

Martedì 1 marzo 2011 – ore 9.30
Sala Congressi del Centro Studi San Carlo
Via Monte di Pietà n. 1 – 10121 Torino

Programma

Ore 9.30 Registrazione partecipanti

Ore 10.00 – 11.00 Introduzione
(avv. Stefano Commodo, Senior Partner, Ambrosio & Commodo)
La Russia durante e dopo la crisi. Cenni sul passaggio dall’economia “sovietica” all’economia “di mercato”. Gli scambi Italia-Russia.
Verso l’Anno della cultura e lingua russa in Italia e della Cultura e Lingua Italiana in Russia. Cooperazione nell’ambito culturale.

(dott. Flavio Ramella, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo Russa) – LEGGI L’INTERVENTO
I principali settori economici di investimenti per le imprese italiane dopo la crisi.
Esempi di un’esperienza di successo in Russia.

(avv. Stefano Commodo, Senior Partner, Ambrosio & Commodo)
Le opportunità per le imprese piemontesi.

(Dott. Mario Cavarero, Vicepresidente API Torino) – LEGGI L’INTERVENTO
I servizi di API a favore delle aziende per l’internazionalizazzione verso il mercato russo.

Ore 11.00 – 11.15 Coffee break

Ore 11.15 – 13.00 Fare affari in Russia
(dott. Flavio Ramella, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo Russa)
Informazione generale sul sistema legale nella Federazione Russa.
I problemi relativi alla certificazione GOST e sdoganamento delle merci importati in Russia.

(dott..ssa Eugenia Podmareva, Legal Counsel, Ambrosio & Commodo) – LEGGI L’INTERVENTO
Le soluzioni a riguardo della CCIR. I nuovi accordi con Rostek.
I sistemi di risoluzione di controversie. Il ricorso a tribunali statali vs. ADR.

(Dott. Pietro Angelo Oresta, Head of CBBM, North West Network Coordination Cross Border Business Management, Unicredit) – Leggi l’intervento
Servizi Bancari e finanziari in Russia: il supporto di Unicredit Group alle imprese italiane.

Interventi liberi

L’esportazione di prodotti “made in Italy” verso la Federazione RUSSA

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Studio Legale Associato Ambrosio & Commodo

con la partecipazione di API TORINO Camera di Commercio Italo Russa

organizzano il convegno

L’esportazione di prodotti “made in Italy” verso la Federazione RUSSA
Problematiche tecnico-giuridiche relative alla certificazione GOST

Lunedì 3 ottobre 2011 – ore 14.30 API Torino Via Pianezza, 123 – 10151 Torino

Programma

Saluto dell’API di Torino

Federazione Russa: Panorama delle opportunità del paese

Dott. FLAVIO RAMELLA – Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russa

Certificazione e Sdoganamento dei prodotti

Dott. SERGUEY OLENICH – Rappresentante Commerciale della Rostek – Italia

Problematiche legislative relative all’import – export

Avv. STEFANO COMMODO – D.ssa EUGENIA PODMAREVA

Studio Legale Associato “Ambrosio e Commodo”

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Si prega di voler confermare la partecipazione al Servizio Relazioni Internazionali

al nr. 011 4513276 o via email: relacom@apito.it

L’incontro è gratuito.

Una sentenza innovativa

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Una sentenza innovativa: lo stato deve risarcire i danni da reato violento ed intenzionale

Ecco gli argomenti addotti in motivazione dal tribunale di Torino

La sentenza del Tribunale di Torino n. 3145/10 del 6 maggio 2010, resa dalla Dott.ssa Rober ta Dotta, è senz’altro una pronun cia storica, essendo la prima in assoluto ad avere riconosciuto l’inadempimento dell’Italia per la mancata attuazione della direttiva 2004/80/CE del 29 aprile 2004, relativa all’indennizzo/riparazione delle vittime di reato e la conseguente responsabilità civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La direttiva 2004/80/CE riveste un’importanza fondamentale. Infatti, ha istituito per tutti gli Stati il seguente obbligo: “Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime” (art. 12, paragrafo 2).

In pratica, lo Stato italiano, in base a questa direttiva, dovrebbe garantire ai cittadini e agli stranieri, vittime di reati intenzionali e violenti (omicidi dolosi, lesioni dolose, violenze sessuali) commessi sul territorio italiano, un risarcimento (o, perlomeno, indennizzo) equo e adeguato, ogniqualvolta l’autore del reato sia rimasto sconosciuto o si sia sottratto alla giustizia o, in ogni caso, non abbia risorse economiche per risarcire la vittima per i danni arrecati a questa o, nel caso di morte, ai famigliari.

Come espressamente previsto dall’art. 18 della suddetta direttiva , il legislatore italiano avrebbe dovuto: 1) attuare detto sistema d’indennizzo entro il 1° luglio 2005; 2) attuare le disposizioni inerenti l’indennizzo in questione nei casi transfrontalieri (cioè nel caso di straniero rimasto vittima in Italia e di italiano vittima in uno Stato membro) entro il 1° gennaio 2006.

Lo Stato italiano non ha rispettato tali termini e per questo è stato poi condannato dalla Corte di Giustizia per il suo ritardo (sentenza 29 novembre 2007, causa C 112/07).

Peraltro, l’Italia è l’unico Stato europeo (insieme alla Grecia) a non avere dato attuazione alla Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti (Strasburgo, 24 novembre 1983, entrata in vigore il 1° febbraio 1988), che, avendo anticipato di molti anni la direttiva, prevede, che, se la riparazione non può essere interamente garantita da altre fonti, lo Stato deve contribuire a risarcire sia coloro che hanno subito gravi pregiudizi al corpo o alla salute causati direttamente da un reato violento intenzionale e sia coloro che erano a carico della persona deceduta in seguito a un tale atto. La Convenzione contempla anche il caso dello stupro.

Il caso approdato all’attenzione del Tribunale di Torino riguardava la terribile esperienza vissuta da una giovanissima ragazza, la quale era stata sequestrata, percossa e violentata per un’intera notte da due ragazzi. I fatti criminosi erano stati accertati penalmente, sennonché i due responsabili si erano resi latitanti nel corso del giudizio di primo grado e comunque non avevano risorse economiche per risarcire i danni riportati dalla ragazza.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri si era difesa sostenendo di avere attuato la direttiva con l’emanazione del d.lgs. 9 novembre 2007 n. 204 e che l’ordinamento italiano già contempla dei sistemi di indennizzo, ancorché solo per alcune specifiche categorie di vittime (quelle del terrorismo e della criminalità organizzata, del disastro di Ustica, della banda della uno bianca, dell’usura). Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto come il d.lgs n. 204/2007 non avesse mutato la situazione di inadempimento affermata dalla Corte di Giustizia il 29 novembre 2007. In particolare, il Tribunale ha constatato che allo stato “nessuna norma di diritto interno riconosce … il diritto al risarcimento per reati intenzionali violenti diversi da quelli già regolamentati dallo Stato prima ancora dell’entrata in vigore della direttiva”.

La Presidenza aveva altresì sostenuto che rientrasse nella discrezionalità del legislatore nazionale stabilire per quali reati intenzionali e violenti riconoscere l’indennizzo, di fatto affermando di poter escludere la tutela di cui alla direttiva nei casi di violenze sessuali, oltre che nelle ipotesi di omicidio doloso e lesioni dolose non imputabili a terrorismo, mafia e criminalità organizzata. Nondimeno, il Tribunale ha rigettato anche questa tesi, rilevando che la direttiva “non pare attribuire agli stati nazionali di poter scegliere i singoli reati intenzionali violenti che possono formare oggetto di risarcimento, ma anzi impone loro di prevedere un meccanismo indennitario per tutti i reati intenzionali violenti e dunque anche per i reati di violenza sessuale – reati contro la persona di evidente natura violenta e intenzionale”.

Accertato così l’inadempimento dello Stato italiano, il Tribunale, applicando i consolidati principi sanciti dalla Corte di Giustizia e dalla Cassazione in materia di responsabilità civile per mancata attuazione di direttiva comunitaria, ha condannato la Presidenza del Consiglio a risarcire le “conseguenze morali e psicologiche” subite dalla ragazza, liquidando in via equitativa la somma di € 90.000 e ritenendo che i pregiudizi, per essere risarciti, non abbisognassero di un’istruttoria (stante le modalità con cui erano stati commessi i fatti criminosi).

La sentenza del Tribunale di Torino dischiude gli orizzonti alla tutela risarcitoria di tantissime vittime di reati intenzionali e violenti, finalmente colmando così una grave lacuna che ci distingueva in negativo dagli Stati europei (tutti adeguatisi da tempo, ad eccezione della Grecia).

Tuttavia, rimane un’evidente differenza fra l’Italia e gli altri Stati europei: ad oggi le vittime colpite sul territorio italiano da questi reati non hanno un fondo cui rivolgersi, ma, per ottenere quanto loro garantito dalla direttiva 2004/80/CE, si trovano costrette a ricorrere ai Tribunali, proprio come avvenuto nel caso deciso dalla sentenza torinese, dovendo pertanto affrontare un vero e proprio processo con tutti i patemi a questo associato. Ciò rischia di comportare l’instaurazione di un numero elevatissimo di processi civili contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con costi per lo Stato ed ulteriori aggravi per le vittime in tutta evidenza evitabili, se solo il legislatore si decidesse ad intervenire. Di conseguenza, non si può che auspicare quanto prima una legge che dia concreta e seria attuazione alla direttiva, evitando alla magistratura di dover sopperire alle carenze del Governo e del Parlamento su questioni fondamentali per i cittadini.

La causa è stata seguita dall’Avv. Marco Bona e dall’Avv. Stefano Commodo dello studio torinese Ambrosio e Commodo, nonché dall’Avv. Francesco Bracciani, che aveva assistito la ragazza nel processo penale.

Per ulteriori informazioni sulla materia si rinvia a M. BONA, La tutela risarcitoria statale delle vittime di reati violenti ed intenzionali: la responsabilità dell’Italia per la mancata attuazione della direttiva 2004/80/CE, in Resp. Civ. Prev., 2009, n. 3, 662-708, articolo reperibile tramite il seguente link.

Marco Bona ha partecipato ai lavori preparatori della direttiva 2004/80/CE, ivi compresa l’Audizione sul Libro Verde della Commissione “Risarcimento alle vittime di Reati”, tenutasi a Bruxelles il 21 marzo 2002, alla quale parteciparono attivamente rappresentanti di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea fatta eccezione per l’Italia, la quale così si giustificò, adducendo “la necessità di operare dolorose selezioni degli impegni” a fronte di “una disponibilità limitata di risorse umane” (lettera del 16 aprile 2002 prot. n. 99/3/12-82/2002 del Ministero della Giustizia, Ufficio Coordinamento Attività Internazionale).

Nell’aprile 2007 Marco Bona, insieme ai colleghi di studio Renato Ambrosio, Stefano Commodo e Stefano Bertone, aveva denunciato lo Stato Italiano alla Commissione Europea per la mancata attuazione della direttiva 2004/80/CE (cfr. testo del Documento).

Sulla sentenza invitiamo il lettore a consultare, inoltre, gli articoli della nostra rassegna stampa.