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Cellulari, occorrono più informazioni sui rischi

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Riportiamo, sul sempre molto attuale tema in oggetto, due articoli di Repubblica e del Corriere Della Sera del 27 e 28 agosto 2019.

La necessità di una informazione più accurata e puntuale circa i rischi derivanti dall’utilizzo dei dispositivi cellulari è stata ulteriormente sottolineata ai ministeri da parte del Consiglio di Stato.

Lo Studio Ambrosio & Commodo resta in prima linea nel sollecitare l’avvio di una campagna informativa da parte dei ministeri, soprattutto alla luce della sentenza del Tribunale di Ivrea (n.96 del 30 marzo 2017).

Segue il filmato del TGR Piemonte circa la sentenza del Consiglio di Stato del 29 agosto 2019:

Morì in ospedale, l’Asl pagherà maxi risarcimento

Approfondimenti: Risarcimento danni – Responsabilità civile, In evidenza, Rassegna stampa0 comments

Oltre un milione di euro per la morte di Doretta Ricci, deceduta all’ospedale Versilia nel mese di maggio 2011.

I figli, assistiti dal nostro Studio, hanno vinto la causa civile. Continua a leggere

Testamento biologico – DAT

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L’art. 4 della Legge 219/2017 prevede che: “Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”.

Le DAT debbono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata all’Ufficiale di Stato Civile del comune di residenza del disponente.

Nel documento attraverso cui sono redatte le DAT è indicata anche la persona di fiducia, detta “fiduciario”, che fa le veci dell’interessato lo rappresenta nelle relazioni con il medico.

Il disponente conserva il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso informato prestato attraverso le DAT.

Il medico è tenuto a rispettare le DAT oppure a disattenderle, in accordo con il fiduciario, qualora esse risultassero palesemente incongrue o non corrispondenti alla situazione clinica.

Successione legittima e testamentaria e le azioni successorie

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Al momento della morte si apre nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto la successione. 

La successione assicura il passaggio del patrimonio e la continuazione di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dal defunto ai suoi eredi.

La successione può essere legittima – devoluta agli eredi in forza delle quote previste dalla legge – o testamentaria cioè disciplinata da un testamento.

La successione legittima

Avrà luogo in caso di mancanza di testamento, come pure nell’ipotesi in cui il testamento non sia valido oppure non abbia disposto dell’intero patrimonio.

I chiamati all’eredità, in tale tipo di successione, vengono espressamente indicati dal codice civile, in base ad un preciso ordine dipendente dal grado di parentela degli stessi con il de cuius.

L’art. 565 c.c. prevede che “nella successione legittima, l’eredità di devolve al coniuge, ai discendenti, legittimi e naturali, agli ascendenti (legittimi), ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo”.

L’art. 540 c.c. stabilisce, inoltre, che al coniuge “anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”.

In caso di separazione, il coniuge separato, a cui non sia stata addebitata la separazione, ha i medesimi diritti successori di quello non separato, salvo il diritto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione, beneficiava degli alimenti.

La successione testamentaria

Il testamento è “l’atto revocabile col quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse” (art. 587 c.c.).

Le forme testamentarie più frequenti sono: il testamento pubblico, il testamento olografo ed il testamento segreto.

Il testamento pubblico viene redatto direttamente dal notaio secondo la volontà espressa dal testatore alla presenza di due testimoni, ed è per legge conservato dal notaio ricevente e dall’Archivio notarile. Il testatore, in presenza di testimoni, dichiara al notaio la propria volontà, che viene ridotta per iscritto a cura del notaio medesimo, in conformità alla legge ed in aderenza alla volontà del testatore.

Il testamento olografo deve essere interamente scritto di pugno dal testatore, datato e sottoscritto dallo stesso.

Si tratta della forma più semplice di negozio testamentario, soddisfa l’esigenza della segretezza e dell’economicità, ma è suscettibile di alterazione, smarrimento e sottrazione.

Il testamento segreto può essere scritto dal testatore, da un terzo ovvero con mezzi meccanici. Nell’ipotesi in cui non venga scritto dal testatore, dovrà essere sottoscritto dal testatore in ogni mezzo foglio, unito o separato. Dovrà, in ogni caso, essere consegnato dal testatore in persona ad un notaio alla presenza di due testimoni con procedura e formalità assai complesse e minutamente fissate dalla legge.

Il testamento è sempre modificabile e revocabile e non ha effetto se non dopo la morte del testatore e dopo la sua pubblicazione che avviene a mezzo del notaio.

Il nostro ordinamento riserva a favore di determinati soggetti legittimari (coniuge, figli e ascendenti del defunto), il diritto intangibile ad una quota del patrimonio, indipendentemente dalle disposizione del testatore.  Si vuole assicurare ai più stretti congiunti, tassativamente indicati, una porzione del patrimonio ereditario (c.d. legittima o riserva), dopo la morte del titolare. Il testatore, pertanto, può liberamente disporre solo della quota che la legge non riserva ai soggetti legittimari ovvero la quota disponibile.

L’istituto della legittima opera a favore del nucleo familiare, inteso in senso rigoroso e stretto. I legittimari quindi sono:

  • il coniuge superstite che ha una posizione particolarmente favorevole, in fatti gli è riconosciuto ex lege (art. 540) un diritto di abitazione sulla casa familiare e l’uso dei mobili che la corredano, che può anche incidere sulle quote di legittima riservate agli altri legittimari, senza che questi abbiano diritto alla riduzione;
  • i figli legittimi (compresi i legittimati e gli adottivi) ed i loro discendenti (in quanto succedono per rappresentazione);
  • i figli naturali  (o i loro discendenti);

gli ascendenti legittimi solo se mancano figli e discendenti.

Contratto di affidamento fiduciario – il trust italiano

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L’affidamento fiduciario è una della importanti novità introdotte dalla legge 112/2016 (c.d. legge sul “Dopo di noi”), in vigore dal 25 giugno 2016.

la legge 112/2016 introduce misure, anche di natura fiscale, a favore delle persone con “disabilità grave” prive del sostegno familiare dei genitori.

Con l’affidamento fiduciario l’affidante (soggetto A) affida la titolarità di determinati beni all’affidatario (soggetto B) affinché quest’ultimo utilizzi tali beni a vantaggio di uno o più beneficiari e ciò sulla base di un programma e di modalità definite dall’affidante ed accettate dall’affidatario.

Così come nel caso del trust, non vi alcuna limitazione per quanto riguarda i beni che possono essere oggetto di affidamento (nb: a differenza di quanto previsto invece per il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. che può riguardare solo beni immobili e mobili registrati), che costituiscono un patrimonio “segregato” rispetto al patrimonio generale dell’affidante, ossia non rispondono degli altri debiti dell’affidante e neppure di quelli dell’affidatario.

L’affidamento fiduciario è, dunque, un vero e proprio contratto, stipulato tra affidante ed affidatario che può avere durata anche molto lunga. Per questo motivo, nel corso del tempo le due parti possono quindi introdurre al contratto le modifiche che ritenessero necessarie, per regolamentare, ad esempio, eventi non previsti al momento della conclusione del contratto stesso.

La caratteristica del contratto di affidamento fiduciario che maggiormente differenzia tale figura dal trust è quella della disciplina giuridica.

Infatti, se per poter utilizzare il trust è necessario richiamare la legge di uno Stato che l’ha disciplinato (nell’ordinamento italiano non c’è una legge che regolamenta il trust), il contratto di affidamento fiduciario è invece un istituto giuridico interamente regolato dal diritto italiano, ossia, come abbiamo detto, dalla legge 112/2016. Ciò si traduce inevitabilmente in una maggior facilità di utilizzo di tale strumento rispetto al trust.

Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c.

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L’istituto del vincolo di destinazione è piuttosto giovane essendo stato introdotto l’articolo 2645-ter nel codice civile solo nel 2005. Aggiungiamo che, a differenza del fondo patrimoniale, questo istituto non ha ancora trovato larga diffusione

Mediante atto pubblico, determinati beni immobili e mobili registrati possono essere destinati “alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela” per una durata non superiore a novant’anni o per la durata della vita della persona fisica beneficiaria.

In altri termini, “imprimendo” su determinati beni questo vincolo di destinazione (che viene trascritto nei pubblici registri ove sono iscritti i beni oggetto dell’atto di destinazione) si ottiene l’effetto di “isolare” questi beni dal patrimonio “generale” del soggetto che ne è il titolare, in modo da destinarli al perseguimento del fine per il quale l’atto di destinazione è stato istituito. Con l’imposizione del vincolo di destinazione, i beni che ne sono oggetto vengono, in particolare, sottratti alle vicende in cui può essere coinvolto il loro proprietario; e così essi non possono essere assoggettati a procedure esecutive o concorsuali, si sottraggono all’eventuale regime di comunione legale dei beni tra i coniugi, non fanno parte dell’asse ereditario.

Presupposti per tale istituto sono:

  • l’interesse deve essere meritevole;
  • lo scopo perseguito attraverso l’atto di destinazione, da indicarsi nell’atto notarile, deve essere puntuale, specifico e manifesto, oltre che, ovviamente, lecito.
  • i mezzi destinati allo scopo dovranno essere congrui rispetto all’interesse perseguito.

Trust

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Il Trust è un istituto in forza del quale un soggetto – il disponente – affida uno o più beni ad un amministratore – trustee – affinché li gestisca nell’interesse di uno o più soggetti – i beneficiari- o per perseguire uno scopo specifico.

I beni conferiti nel trust sono vincolati e destinati all’esclusivo soddisfacimento del programma stabilito dallo stesso disponente nell’atto istitutivo, in conformità alle modalità e alle regole da lui prefissate. I beni conferiti nel trust danno vita ad una massa distinta e dal patrimonio residuo del disponente, e da quello del trustee o dei beneficiari. I creditori personali del trustee, del disponente (che non ne è più proprietario) e dei beneficiari (che non sono ancora proprietari) non possono rivalersi sui beni in trust. Le finalità possono essere le più varie.

E dunque se, per un verso, Trust e Fondo producono un effetto di “segregazione”, ossia di separazione, di un determinato patrimonio, che viene destinato a finalità particolari e specifiche, il Legislatore italiano ha voluto chiaramente imporre una specifica destinazione a questo patrimonio separato individuandola nelle “esigenze familiari” e rendendo, pertanto, tale separazione patrimoniale ammissibile e tutelabile se ed in quanto rivolta al bene della famiglia. Per converso il trust non è vincolato a questa finalità e si presenta certamente più flessibile.

Oltre a ciò, il trust potrà essere utilizzato anche da parte di soggetti non coniugati,

nel trust è molto più marcata l’individuazione specifica di chi sarà il beneficiario finale della gestione del relativo patrimonio.

Fondo patrimoniale

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È lo strumento con il quale uno oppure entrambi i coniugi, tramite atto notarile, ovvero un terzo, anche tramite testamento, possono vincolare determinati beni immobili, oppure beni mobili registrati, oppure ancora titoli di credito appartenenti al loro patrimonio, ad una specifica destinazione, individuata espressamente nel soddisfacimento dei bisogni essenziali della famiglia.

In questo modo, dunque, il nostro legislatore ha voluto introdurre la possibilità di garantire preventivamente alla propria famiglia quella sicurezza rappresentata dal fatto che i beni, oggetto del vincolo, non potranno essere aggrediti in via esecutiva da parte di terzi creditori se non esclusivamente in rapporto a debiti che siano stati contratti per finalità direttamente attinenti ai bisogni della famiglia stessa.

Un simile strumento presuppone, infatti, la sussistenza e la permanenza del vincolo coniugale, pertanto il fondo patrimoniale (ed il vincolo di destinazione) verrà meno in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio mentre, in caso di figli minorenni, il fondo durerà sino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio; parimenti, i frutti prodotti dai beni vincolati in fondo patrimoniale devono essere impiegati per i bisogni della famiglia.

L’interdizione, la curatela e l’amministrazione di sostegno

Diritto della Famiglia e dei Minori0 comments

L’ordinamento italiano prevede misure di protezione a sostegno di persone in difficoltà.

La Tutela

E’ l’istituto giuridico mediante il quale si fornisce adeguata protezione a coloro che si trovano in condizione di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi o ai minori i cui genitori siano deceduti o, che per altre cause, non possano esercitare la responsabilità genitoriale.

Il tutore che il Tribunale adito nominerà si occupa della cura della persona e del suo patrimonio.

La Curatela

E’ l’istituto giuridico mediante il quale si fornisce protezione a chi si trovi in situazione fisica o psicologica tale da essere privata, seppure parzialmente, della capacità di autodeterminarsi o di attendere ai propri bisogni primari.

Il curatore che il Tribunale adito nominerà affianca il soggetto sottoposto a curatela.

L’Amministrazione di sostegno

Introdotta con la legge n. 6/2004, è l’istituto che prevede che la persona che, per effetto di un’infermità o una menomazione fisica o psichica, si trovi in condizione di impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, possa essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare o indicata dal beneficiario.

L’amministrato conserva la capacità di agire per tutti quegli atti che, in forza di quanto previsto nel decreto di nomina del Giudice tutelare adito, non richiedono la necessaria rappresentanza dell’amministratore di sostegno

L’adozione

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Nazionale

L’adozione nazionale è l’istituto volto ad accogliere un minore che sia in stato di abbandono in una struttura italiana.

Vi possono accedere i coniugi sposati da almeno tre anni e non separati, neppure di fatto, i coniugi sposati da meno di tre anni ma conviventi da tre o più anni possono proporre domanda di adozione nazionale dichiarandosi disponibili, per tre anni rinnovabili, all’adozione.

La domanda va presentata in carta semplice accompagnata da adeguata documentazione.

Il Tribunale per i Minorenni affida ai Servizi Territoriali il delicato compito di valutare la coppia e le sue motivazioni segnalando alla stessa le criticità che il percorso adottivo possa comportare.

I Servizi si esprimo in 120 gg. ed il Tribunale, disamina la relazione e dà corso a colloqui conosciti della coppia. Ove la coppia sia dichiarata idonea entra nel novero di quelle tra cui possa essere individuata la più adeguata per il singolo minore in stato di abbandono.

La coppia incontrerà il bambino nella comunità che lo ospita, con gradualità.

Durante l’anno di affidamento preadottivo la coppia è informata del possibile rischio giuridico, ovvero della possibilità che il minore sia chiamato a tornare alla famiglia di origine. Al termine dell’anno il Tribunale può emettere il decreto di adozione in forza del quale il minore adottato diventa a tutti gli effetti figlio della coppia adottante, di cui assume il cognome e perde ogni rapporto giuridico con la famiglia d’origine (salvi gli impedimenti matrimoniali).

Internazionale

L’adozione internazionale è l’istituto volto ad accogliere minori stranieri.

Vi possono accedere i residenti in Italia, cittadini italiani residenti all’estero da meno di due anni, cittadini italiani residenti all’estero da oltre due anni (in tal caso, i cittadini italiani possono optare, in alternativa, per la procedura semplificata di cui all’articolo 36, comma 4, Legge n. 184/83).

I requisiti sono i medesimi previsti per l’adozione nazionale di cui all’articolo 6 della legge 184/83.

Gli aspiranti presentano domanda al Tribunale per i minorenni che ne accerta l’idoneità.

Starà poi alla coppia conferire, entro un anno dalla comunicazione del decreto di idoneità, incarico ad un ente autorizzato dalla Commissione per le adozioni internazionali per l’iter successivo.

Ultimati positivamente gli incontri coppia/bambino, l’ente trasmette gli atti e le relazioni sull’abbinamento adottando-adottanti alla Commissione per le adozioni internazionali in Italia, attestando la sussistenza dei requisiti previsti dalla Convenzione de L’Aja all’articolo 4.

La Commissione per le adozioni internazionali autorizza l’ingresso e la permanenza del minore adottato in Italia con visto di ingresso a scopo di adozione.

Decorso l’anno di “affidamento preadottivo” il Tribunale per i Minorenni pronuncia l’adozione.

L’adozione in casi particolari

I minori possono essere adottati anche quando non è stato dichiarato lo stato di adottabilità:

  1. da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre;
  2. dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge;
  3. quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre;
  4. quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo”.

Il rapporto di parentela con la famiglia di origine viene mantenuto.

L’adozione del maggiorenne

È l’istituto pensato per l’adottante senza figli che desideri trasmettere il proprio patrimonio o fornire un’assistenza duratura ad un soggetto bisognoso.

I presupposti:

  • l’adottante deve avere almeno 35 anni ed almeno 18 anni più dell’adottando (eccezionalmente il Tribunale può autorizzare l’adozione se l’adottante ha raggiunto almeno l’età di 30 anni, purché ci sia una differenza di 18 anni);
  • l’adottante può essere anche una persona singola;
  • il consenso dell’adottante e dell’adottato;
  • l’assenso dei genitori dell’adottando, del coniuge dell’adottante e dell’adottando non legalmente separati, ed altresì dei figli maggiorenni dell’adottante.

La domanda di adozione si propone al presidente del Tribunale del luogo dove l’adottante ha la residenza.

L’adottato assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio. Conserva tutti i diritti e doveri verso la sua famiglia di origine. Acquista i diritti successori nei confronti dell’adottante Non viene acquisito alcun rapporto civile con i parenti dell’adottante;

L’adottante non acquista alcun rapporto civile con la famiglia dell’adottato né diritti  successori nei confronti dell’adottato.