Iniziative

“Oltre il risarcimento del danno” – convegno del 30/11/2013

Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2013

Convegni

Il 30.11.2013, in occasione del proprio trentennale di fondazione, il nostro Studio,  in collaborazione con il Centro Studi S. Carlo e l’Associazione Giuristi Italia – Usa, ha organizzato il convegno intitolato “Oltre il risarcimento del danno” (clicca qui per visualizzare la locandina).

L’incontro ha avuto ad oggetto i danni non patrimoniali, i limiti posti dalla nostra giurisprudenza al  loro risarcimento e, in particolare, l’esame delle possibilità di superare le rigidità tabellari con l’indicazione dei relativi percorsi argomentativi.

In questo senso i relatori, Massimo Franzoni, Pier Giuseppe Monateri e Gino M.D. Arnone, con la moderazione di Sergio Vinciguerra, si sono alternati illustrando con esempi tratti dalle norme e dai precedenti giurisprudenziali come l’impostazione tradizionale  ed esclusivamente riparatoria che  si  cerca  di  dare  alla  disciplina  del risarcimento del danno non riflette, se non in minima parte, il ritratto fedele della responsabilità civile in azione.

All’esito del convegno è emerso infatti come nel nostro ordinamento vi siano numerose fattispecie   che prendono in considerazione la condotta del danneggiante prevedendo un risarcimento commisurato  non  solo al  pregiudizio  subito  dalla  vittima,  quanto piuttosto all’intenzionalità (o alla colpa grave) con cui il danneggiante ha cagionato il danno e al profitto eventualmente conseguito attraverso la lesione intenzionale dell’altrui diritto; come tali esse rivelano la consapevolezza della necessità,  e  ancora  prima  della  possibilità,  di  integrare  il  rimedio  risarcitorio  con  la  punizione, adattandola alle specifiche esigenze del settore in cui essa si trova ad operare.

Sullo specifico tema cogliamo l’occasione per annunciare la prossima uscita della  monografia a firma Pier Giuseppe Monateri e Gino M.D. Arnone dal Titolo “Il dolo e il suo risarcimento” (Ed. Giappichelli) che va ad ulteriormente approfondire i contenuti trattati nel testo “La responsabilità civile e punitiva” (Arnone, Ed. Cendon Libri, 2013) e “Umanità e tecnica nel risarcimento del danno alla persona” (Arnone, Ipsoa, 2011).

Al di là delle diffuse ed eterogenee  ipotesi punitive presenti nel nostro ordinamento e  che potrebbero essere considerate eccezioni al principio secondo cui non è possibile risarcire oltre l’effettivo danno subito, va però rilevato che il principio “limite” dell’integralità del risarcimento non ha mai goduto di tutela costituzionale.

Il legislatore, più volte, è intervenuto, anche in ossequio a precisi impegni comunitari, fissando per alcuni tipi di contratto (in particolare, ma non solo, per i contratti di trasporto) la misura del risarcimento.

Tale scelta legislativa è stata poi estesa in altri settori, più squisitamente extracontrattuali (in particolare espropriazione per pubblico interesse: misura del risarcimento del danno nei casi di occupazione appropriativa , nella RCA con microlesioni ecc).

In tutti questi casi la misura risarcitoria fissata dal legislatore ex ante, sicuramente inferiore al danno subito dal danneggiato, è stata censurata sotto un profilo di costituzionalità, proprio alla luce della rilevanza costituzionale che sarebbe goduta dal principio di integrale riparazione del danno.

La Corte, più volte, si è però pronunciata nel senso di una piena legittimità delle misure di determinazione eteronoma del risarcimento del danno, escludendo la rilevanza costituzionale del principio di integrale riparazione del danno, ma sempre esigendo che la somma fissata non assumesse caratteristiche di un indennizzo irrisorio ed irragionevole.

Ne consegue quindi che se il principio di integrale riparazione del danno tollera interventi legislativi che fissino il risarcimento del danno in misura inferiore all’actual harm sofferto dalla vittima, allo stesso modo dovrebbero essere giudicate legittime, dal punto di vista costituzionale, le determinazioni risarcitorie che superano la misura del concreto danno sofferto dalla vittima e che si allontanano dal modulo unicamente e semplicemente riparatorio.

C’è bisogno sempre, tuttavia, di un’intermediazione legislativa, la quale, concentrandosi sulla condotta e sull’attività del danneggiante, possa legittimare tale potere.

E qui non si può non affrontare nuovamente il tema dell’art. 2059 del Codice Civile.

La condotta del danneggiante assume un testuale rilievo normativo con il rinvio ai casi determinati dalla legge. Tra i quali, in primis, il reato e, in seguito alla svolta costituzionale della primavera del 2003, la lesione di diritti fondamentali.

In questi casi si   potrà   quindi    procedere   attraverso   un  secondo   livello   di personalizzazione (o valutazione equitativa) del danno: in seno al primo livello il danno di base viene personalizzato in  considerazione  dei  pregiudizi  subiti  e  patendi  dal  danneggiato;  attraverso  il  secondo  livello occorre personalizzare ulteriormente il danno in considerazione delle peculiarità della condotta subita dal soggetto, se ed in quanto maggiormente afflittiva rispetto alla norma avuto anche riguardo alle finalità dell’agire.

In questo senso del resto militano  gli artt. 1226, e 2056 c.c. secondo cui, se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, lo stesso è liquidato dal giudice con valutazione equitativa.

Ecco che i criteri indicati nell’art. 1223 e la successiva valutazione equitativa ex art. 1226 danno vita, tutto sommato, a due figure di un potere molto più largo e a maglie estese che consentirebbe al giudice di superare il limite della riparazione del danno

In questo senso sembrerebbe emergere che la possibilità di ammettere risarcimenti aggravati dalla condotta / esemplari   non  si  scontri  con  alcun  limite  legale  o  principio  costituzionale.