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TUTELA PER LE FAMIGLIE DEL PERSONALE SANITARIO
VITTIMA DEL CORONAVIRUS

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Ad oltre un mese e mezzo dall’esplosione dell’emergenza sanitaria Coronavirus, il numero dei decessi registrati anche tra i camici bianchi comincia ad assumere una rilevanza inattesa e dolorosa.

Sono 100 oggi i medici che hanno perso la vita, offrendo il proprio lavoro e la propria professionalità per contrastare l’emergenza e correre in aiuto di un Paese in ginocchio. Insieme a loro anche infermieri, OSS, operatori sanitari in genere che, seppur ben consapevoli del rischio, della loro eccessiva esposizione al virus vista l’insufficienza delle misure di sicurezza adottate e la mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale adeguati, mai hanno esitato continuando a curare chiunque ne avesse bisogno, come se quelle mascherine, guanti e camici anti contagio ci fossero.

Così non è stato e le conseguenze, purtroppo, si vedono. D’altronde però, come dice il presidente del Fnomceo Dott. Anelli “Non si smette MAI di essere medici”.

Questo è chiaro ad ogni italiano che, d’ora in avanti guarderà alla categoria con meritata gratitudine. Di questo incondizionato senso del dovere nessuno però deve approfittarne. Chi infatti è responsabile di queste morti che si dovevano e si potevano evitare dovrà risponderne davanti ai competenti Organi Giudiziali, ma anche e soprattutto verso i familiari dei deceduti.

Che ci siano delle responsabilità derivanti dalle gravi negligenze, che hanno provocato i decessi prima e i danni connessi poi, pare evidente.

Proprio tale evidenza ha purtroppo spinto qualcuno a scrivere una spiacevole pagina nella storia della politica italiana: ci riferiamo al tentativo di inserire nel testo del decreto Cura Italia un esonero per i membri del Governo e per i “titolari degli organi di indirizzo e gestione” da qualsiasi responsabilità per i gravi avvenimenti qui trattati. Questo “scudo” veniva proposto attraverso un vero e proprio espediente normativo, all’interno di subemendamento ad un altro emendamento del predetto Decreto: in pratica un’operazione tentata nella speranza di farla passare inosservata.

Fortunatamente, dopo una dovuta segnalazione, la proposta è stata prontamente “spontaneamente” ritirata.

Rimane ora la speranza di non dover più commentare sgraditi espedienti come quello appena descritto ed al contempo che ogni aspetto risarcitorio a favore di chi è stato ingiustamente e più severamente colpito da questa triste emergenza venga affrontato, con ragionevolezza ma anche con fermezza.