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ONDE ELETTROMAGNETICHE E SALUTE:
PARTE IL CONFRONTO TRA SCIENZA E DIRITTO

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In un’epoca in cui la tecnologia è sempre più indispensabile per l’uomo, che deve però evitare di diventarne schiavo, sembra ricrearsi lo scontro tra Scienza e Fede che tanto dibattito ha creato nei secoli scorsi, dove lo scienziato coltivava il dubbio e la ricerca continua, cercando di difendersi da una visione che usava il dogma in maniera impropria.

E però le situazioni sembrano essersi invertite, con la Scienza che diviene dogmatica e tenta di negare una ricerca fatta di nuovi orizzonti, alla luce del fuoco del dubbio e di un sapere in cui la verità è sempre Aletheia: un qualcosa da svelare e che mai potrà essere totalmente posseduto dall’Uomo.

Stiamo riferendoci al “PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA” una iniziativa presa da un gruppo di importanti uomini e donne di scienza, che autoreferenzialmente si definisce “UNO STRUMENTO DI PROGRESSO E DI CIVILTÀ NELLE MANI DEI CITTADINI” che ha ritenuto di prendere una  posizione critica nei confronti di una pronuncia della Corte d’Appello di Torino, emessa in un caso seguito dal nostro Studio, che ha confermato il nesso causale tra il significativo uso del cellulare e l’insorgenza di tumori al nervo acustico.

I “pattisti” nel loro intervento stigmatizzano “QUANDO I MAGISTRATI FANNO GLI SCIENZIATI….MA NON BASANO LE LORO DECISIONI SULLE EVIDENZE SCIENTIFICHE….” sembrando voler limitare le possibilità di garantire la piena tutela dei diritti individuali fondamentali e soprattutto di imbrigliare il potere di giudiziario, la cui autonomia è a garanzia di ogni democrazia, all’interno di evidenze scientifiche in un dato tempo storico più in voga.

E ciò in nome di un presunto e apoditticamente individuato benessere sociale, consistente per lo più nell’assicurare che la produzione di innovazioni tecnologiche non si arresti a causa della sfiducia degli utenti (del momento..) nell’utilizzo della stessa: in pratica con tale approccio, Galileo (accettando la semplificazione storica della sua vicenda….)  continuerebbe ad essere spacciato….

Quel più stupisce tra l’altro è che proprio degli scienziati, ai quali per antonomasia dovrebbe esser caro il metodo scientifico che impone una meticolosa verifica sperimentale di tutte le variabili, vorrebbero in definitiva precludere la possibilità all’autorità giudiziaria di un concreto accertamento delle possibili conseguenze dannose per l’uomo derivanti dall’esposizione a onde elettromagnetiche.

E’ chiaro che l’esito della sentenza della Corte di Appello di Torino vale solo per il caso oggetto di quel giudizio, ma come è possibile che chi neppure conosce gli atti di causa, le perizie (due!) espletate e le circostanze di fatto accertate, si lasci andare ad evidenti pregiudizi, frutto di un approccio dogmatico?

E forse dimenticano questi scienziati come il sapere si sia affinato nei secoli, passando attraverso clamorosi errori, spesso frutto di ignavia conformista…

Ebbene, non si è certamente contrari all’evoluzione della tecnologia, anzi. Tuttavia è necessario che la stessa avvenga tenendo conto del bene primario salute, quale diritto inviolabile e fondamentale – questo sì –  della società moderna oltre che del singolo individuo.

E’ stato scientificamente dimostrato che le onde elettromagnetiche sono in grado si surriscaldare i tessuti delle cellule umane in quanto hanno sufficiente energia tali da sollecitarle.

Orbene è chiaro che gli effetti sull’uomo connessi all’esposizione alle radiazioni non ionizzanti non possono essere equiparati alle radiazioni ionizzanti (ad es. raggi x o y), che hanno un’elevata capacità di mutazione, ma è altresì facilmente intuibile che laddove l’esposizione a onde elettromagnetiche è eccessivamente protratta nel tempo la stessa diventa rischiosa e può provocare la formazione di cellule tumorali, considerata la capacità delle predette onde di incidere (seppure in misura ridotta) sul normale funzionamento delle cellule umane.

Ne consegue che non può aprioristicamente escludersi che l’uso del telefonino comporti rischi per il singolo individuo in quanto non è possibile conoscere le variabili tempo necessario per la mutazione – uso scorretto effettivamente posto in essere – risposta dell’organismo del singolo individuo.

Quel che si evidenzia è il discrimen tra i principi scientifici e quelli giuridici, ove i primi certamente contribuiscono all’evoluzione della scienza e della tecnologia e i secondi tutelano l’individuo e la società dagli effetti nefasti che tale evoluzione può produrre, dovendosi i due principi liberamente confrontarsi dialetticamente ma in maniera assolutamente libera, senza i limiti di un inaccettabile dogma neoscientista.

Sulla dialettica che ne consegue, richiamiamo una frase del celebre film “l’attimo fuggente”, nel quale l’attore R.Williams durante una lezione sale sulla cattedra e dice “sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso quassù! Non vi ho convinti ? venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa dovete guardarla da un’altra prospettiva”, potendosi affermare che,  se invece di osservare il potere dal basso verso l’alto lo si osserva dall’alto verso il basso, secondo una visione foucaultiana, si può notare come nella nostra società è difficile trovare un solo potere che dall’alto tutto controlla e governa, piuttosto è facile immaginare, invece, che il potere sia esercito a livello reticolare, attraverso impulsi comunicativi-informativi-normativi.

Diversamente, il rischio è la quotidiana manipolazione mediatica del complesso rapporto tra credere e sapere, tra opinione pubblica e scienza. Tanto che “il nuovo ideale di conoscenza tecno-scientifico sta per essere istituito come oggettivo e quindi credibile – da credere necessariamente, al di fuori di ogni dubbio, proprio come un tempo si credeva allo Stato, e prima a Dio, e ancor prima ai miti – prova a consolidarsi in disparte, ma sempre pronta a influenzare l’opinione pubblica alla prima occasione” (Dupuy, 2011).

Pertanto il vero pericolo non è quello rappresentato dai “magistrati che fanno gli scienziati” ma quello della neutralizzazione dei principi democratici tramite l’informazione-comunicazione veicolata e che porta il mantello dell’oggettività fondata sulla scientificità.

Il Governo farà ricorso contro la campagna informativa sui rischi dei cellulari

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Il 15 aprile 2019 i Ministeri dell’Ambiente, Salute e MIUR e Sviluppo Economico hanno appellato al Consiglio di Stato la nota sentenza TAR Lazio n. 500/19 che aveva ordinato ai Ministeri di svolgere una campagna di informazione e sensibilizzazione dell’intera popolazione italiana sul corretto uso dei telefoni cellulari e sui rischi derivanti da un uso improprio.

L’appello è intervenuto a pochi minuti dalla scadenza per la proposizione e contraddice la volontà espressa dall’Amministrazione statale all’indomani della sentenza, con cui aveva espressamente dichiarato di accogliere con favore quanto deciso dal TAR Lazio e che si sarebbe adoperata per predisporre tale campagna (comunicato congiunto 16.1.2019).

Un comportamento, quindi, quello esibito con la notifica dell’atto di appello, che viola le promesse fatte ai cittadini e alle associazioni.

Va pur detto che nella serata del 17 aprile 2019 una nota diramata dal Ministero dell’Ambiente e riportata dagli organi di stampa afferma che il Ministero ha comunicato di non intendere dare corso all’impugnazione della decisione del TAR Lazio n. 500/19, poiché sta predisponendo la campagna informativa che intende effettuare.

I legali dell’A.P.P.L.E. monitoreranno la situazione.

“Niente vaccini per nostra figlia ma non siamo genitori degeneri”

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LA STAMPA

“Niente vaccini per nostra figlia ma non siamo genitori degeneri”

Torino, parla il papà della bimba di 7 anni con sospetto tetano: “Noi ragionevoli, abbiamo studiato gli effetti collaterali”

SIMONA LORENZETTI
TORINO

«La prognosi resta riservata, ma mia figlia sta meglio. Vorrei che non si parlasse più di noi». E’ questo l’appello del padre della bambina di sette anni ricoverata all’ospedale Infantile Regina Margherita per una sospetta infezione da tetano. Nelle prossime ore dovrebbero essere ultimati anche gli esami di laboratorio, dai quali si attende una risposta sulla patologia che ha colpito la piccola. Al momento l’unico dato certo è che la bimba, così come il fratellino, non sono mai stati sottoposti a vaccinazioni di alcun tipo. Sono stati i genitori, sabato scorso, a dirlo ai medici. Da quel momento mamma e papà non hanno mai abbandonato il reparto di Rianimazione. Seguono passo dopo passo l’evolversi delle condizioni di salute della bambina e cercano un confronto continuo con i dottori. Già in passato la bimba aveva avuto qualche problema di salute ed era stata portata in ospedale, ma questa volta la loro vita è stata sconvolta da un clamore mediatico inatteso. «Chiediamo che venga rispettata la nostra privacy e che la salute di mia figlia non venga strumentalizzata per la battaglia contro o a favore dei vaccini», insiste il papà della piccola. L’uomo ieri si è rivolto agli avvocati Sara Commodo e Renato Ambrosio, dell’omonimo studio legale torinese, per tutelare la serenità della sua famiglia e in particolare della bambina.

Lei e sua moglie siete finiti in un vortice di polemiche per non aver vaccinato i figli, come sta vivendo questo momento?

«Siamo stati criminalizzati dall’opinione pubblica. Additati come genitori irresponsabili e questo nonostante non sia stato ancora accertato che si tratti di tetano. Noi chiediamo solo di non essere strumentalizzati: non vogliamo che il caso di nostra figlia venga usato per mettere in croce genitori che hanno fatto scelte difficili, ma ragionate».

Perché non ha vaccinato i suoi figli?

«Non siamo attivisti No Vax, se è quello che pensa la gente. Io e mia moglie crediamo che sul tema dei vaccini ci sia tanta disinformazione e che ognuno difenda le proprie posizioni senza però dare risposte chiare ai cittadini. Noi abbiamo deciso di non vaccinare nostra figlia sette anni fa quando è nata, non certo sulla scia delle polemiche che si registrano ormai da mesi. Ci siamo informati sugli effetti collaterali e abbiamo fatto le scelte che ritenevamo migliori e giuste».

Per quale motivo i medici dicono che si tratti di tetano?

«Non lo sappiamo ancora. Mia figlia non ha ferite di alcun tipo e non è caduta. Non possiamo ancora dire che cosa abbia scatenato la malattia. Le stanno facendo tutti gli accertamenti e tutte le terapie per i curare i sintomi, ma non c’è un dato certo. Per ora tutti gli esami che le hanno fatto sono negativi, di altri i risultati devono ancora arrivare. Ed è questo che ci preoccupa di più. Ora voglio solo pensare a curare mia figlia e al fatto che lei sta meglio. É stabile, interagisce con noi. É tranquilla, compatibilmente con il fatto di essere in ospedale e sottoposta a terapia».

Ha scelto di non vaccinare i suoi per paura degli effetti collaterali?

«Io credo nella scienza. Non appena mia figlia è stata male l’abbiamo portata in ospedale. Aveva dei problemi a deglutire e ci siamo preoccupati, ma non aveva né febbre e nemmeno le convulsioni, come invece qualche giornale ha scritto. Quando ho detto ai sanitari che non era vaccinata si sono attivati per capire per quale motivo stesse male e la loro attenzione si è focalizzata sul tetano. Sia chiaro, io sono grato ai medici che la stanno curando. Ma questa storia non c’entra nulla con i vaccini e non voglio che mia figlia venga sfruttata per riaprire il dibattito. Su questo tema serve più informazione, non servono le polemiche. Non si possono mettere all’indice genitori che come noi hanno fatto delle scelte che non tutti condividono, ma che sono state ragionate attentamente».

“Niente vaccini per nostra figlia ma non siamo genitori degeneri”

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